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Dolce da morire

Ricordate l’articolo sul fruttosio? Stavolta tocca allo zucchero. Sarebbe da mettere nell’elenco delle sostanze dannose al pari di alcol e tabacco.sugar

Non è una mia opinione, ma la posizione di tre importanti ricercatori americani, che hanno pubblicato un editoriale sulla prestigiosa rivista “Nature”.  Per chi non lo sapesse, quello che si pubblica su quella rivista viene visto dalla comunità scientifica internazionale come “la” verità quindi il peso dell’articolo è notevole.

Sappiamo che il consumo di zuccheri porta alla produzione di insulina per abbassare la glicemia e far arrivare i nutrienti all’interno delle cellule.  Il fruttosio, al contrario del glucosio, viene metabolizzato direttamente dal fegato e viene ancora più facilmente convertito direttamente in grasso, che si accumula nel fegato portando alla steatosi.  A parità di calorie, il consumo di alimenti contenenti fruttosio ingrassa di più e fa più danni rispetto ad alimenti contenenti glucosio (quindi amidi, ad esempio).  Lo zucchero da tavola (saccarosio) è composto da una molecola di glucosio e una di fruttosio, quindi il 50% dello zucchero che consumiamo va direttamente al fegato.

E gli zuccheri aggiunti sono dappertutto, difendersi richiede una grande consapevolezza (e occhi buoni per leggere le etichette).  Molti degli alimenti che consumiamo infatti contengono saccarosio, fruttosio, sciroppo di glucosio-fruttosio (a volte indicato come hfcs, sciroppo di glucosio-fruttosio).  A volte ci rendiamo conto della presenza di zucchero aggiunto (nei dolci, è ovvio!) mentre in altri casi l’aggiunta è più subdola, pensiamo ad esempio ai cereali da colazione (anche quelli integrali ricchi di fibra!!), pane, yogurt alla frutta (anche light), bevande, succo di frutta…ma anche alimenti precotti, salumi, salse. L’elenco è lungo, basta poco per eccedere con lo zucchero!

Gli effetti deleteri dell’eccessivo consumo di alimenti e bevande contenenti fruttosio sono noti da tempo (vedi un articolo del 1992), ma l’articolo su Nature spinge il concetto molto più in la.

I ricercatori scrivono:

Nel corso dell’evoluzione, lo zucchero era scarso, lo potevi consumare dalla frutta  solo per alcuni mesi all’anno, e il miele era ben difeso dalle api.  Nell’era moderna lo zucchero viene aggiunto quasi ovunque, lo si trova  in tutti gli alimenti lavorati, e  questo limita le scelte salubri per i consumatori.  La natura ha reso lo zucchero difficile da trovare, l’uomo lo ha fatto diventare abbondante. In alcuni paesi il solo consumo di zuccheri aggiunti “pesa” ben 500Kcal al giorno

Aggiungerei che negli ultimi  300 anni il consumo annuo pro capite di zucchero è aumentato in modo incredibile, in Italia si è passati dai circa 2Kg/anno a persona del 1700 ai soli 25Kg/anno attuali (il più basso consumo in Europa) mentre in America si è passati agli 8Kg/anno del 1800 per salire a 40Kg anno nel 1900, e addirittura nel 2009 il 50% degli Americani consumava fino a 80Kg di zucchero l’anno! Proviamo per una volta a non imitarli.

Nel 2010 un report delle Nazioni Unite ha svelato che per la prima volta nella storia dell’umanità muoiono più persone a causa di malattie croniche non trasmissibili (come l’ipertensione e l’obesità) che per malattie infettive.  Questo dato è scandaloso, significa che più della metà delle morti nel mondo sono causate da malattie evitabili con buon senso, prevenzione e una sana alimentazione.

I fattori che predispongono a queste “malattie del benessere” sono essenzialmente tre: alimentazione, fumo e alcol. La vendita di alcol e tabacco ha delle regole piu o meno restrittive in tutti i paesi del mondo, e ci sono numerose campagne informative volte a prevenirne l’abuso.  Senza contare le tasse imposte su queste sostanze (per preservare la nostra salute o alleggerire le tasche del consumatore? A voi la risposta)

I ricercatori, con l’articolo su nature, propongono una regolamentazione simile sullo zucchero, in quanto principale colpevole non solo dell’obesità ma anche di diabete. Un alto consumo di zucchero è certamente tossico, e nella società moderna è quasi inevitabile, quindi un controllo esterno è auspicabile, scrivono.

Che ne pensate?

Perchè lo stress ci fa mangiare?

Vi è mai capitato? Siete stressati, o depressi, o avete appena litigato con il fidanzato, e in automatico iniziate a mangiare. Sicuramente non un gambo di sedano, ma piuttosto patatine, o cioccolato ad esempio.  Forse avevamo fame?

cioccolato, l'antidoto alle pene d'amore?

cioccolato, l'antidoto alle pene d'amore?

Probabilmente no, ma è irrilevante.  In certi casi si mangia anche se non si ha fame per niente.
Tutta colpa della grelina.

La grelina è un polipeptide, cioè un piccolo ormone, prodotto dal nostro stomaco quando… è vuoto: la sua funzione principale è quella di segnalare al cervello che è ora di mangiare.  I ricercatori però hanno scoperto un’altra interessante funzione di questo ormone.
Non si possono utilizzare gli umani per certi esperimenti, cosi in questo caso sono stati utilizzati i topolini, che sono stati sottoposti a vari stress, per intenderci, l’equivalente del mobbing per gli umani.  Negli animali stressati è stato misurato un aumento nella produzione di grelina, associata ad una maggiore ricerca di cibi ipercalorici. Ma i ricercatori hanno anche osservato una diminuzione dei comportamenti depressivi spesso associati allo stress sia acuto che cronico. (vedi l’articolo originale)
Insomma, la grelina ci fa mangiare, e quindi ingrassare, ma ci sentiamo meglio.  Pare che  agisca sugli stessi centri cerebrali che hanno recettori per le droghe… questo spiega perché sia cosi difficile resistere a certi alimenti!

Che fare allora? Ci rassegniamo ai rotolini, e diamo la colpa allo stress?
Forse no.
Un altro studio dimostra che per tenere bassi i livelli di grelina bisogna mangiare. Questo era ovvio, ma non tutti i cibi hanno lo stesso effetto: un pasto ricco di carboidrati provoca una iniziale riduzione dell’ormone, ma l’effetto è breve, mentre un pasto ricco di proteine sopprime la produzione di grelina per un tempo piu lungo.

Ottimo, basta quindi mangiare anche proteine ad ogni pasto, come da sempre ci insegna la dieta zona. Ma se la grelina viene soppressa troppo, niente effetto antidepressivo?
Lasciamo l’ardua risposta ai futuri studi dei ricercatori…. E ricordiamo che per ottenere la stessa sensazione di piacere indotta dal cibo basta… fare una bella corsa!

La zona del viaggiatore

La zona funziona. Se la si fa.

Ma è difficile / complicata / laboriosa / porta via troppo tempo…. Cosi mi dicono moltissime persone quando propongo loro questa strategia.

Sappiamo tutti che con i “se” e con i “ma” non si ottiene niente, a chi inizia con “ma io…” potrei rispondere “beh allora potresti scrivere a Babbo Natale se ti porta qualche chiletto in meno, tanto ormai ci siamo” …

“Ma io” capisco che le difficoltà della vita a volte sembrano insormontabili, cosi ho pensato di riportare un esperienza diretta di zona applicata in condizioni complicate.

Stefano lavora come agente di commercio, e la maggior parte della settimana si trova fuori casa, spesso mangia  in macchina tra un cliente e l’altro, il tempo per pranzare è poco o nullo, e generalmente si deve accontentare di quanto trova al bar.  Mission impossibile?

Nulla è impossibile basta organizzarsi.  Stefano è deciso a seguire la zona e perdere peso nonostante le difficoltà, quindi  acquista una consulenza advanced, per discutere delle le sue problematiche e delle soluzioni possibili.  Propongo ad esempio di portarsi una scatolina con della frutta gia tagliata, e un’altra con pollo grigliato a cubetti, o formaggio, o albumi, ad esempio, in modo da poter mangiare anche in auto tra un cliente e l’altro quando ha fame e tempo.

Quando le opzioni sono limitate, è importante fare le scelte alimentari giuste almeno nei momenti chiave, cioè colazione e spuntini. E possibilmente la cena; non sarà perfetto ma questa gestione permette di ottenere gran parte dei benefici della dieta zona anche se il pranzo fosse di qualità scadente! (Per chi avesse iniziato con i “ma io” all’idea della cena in zona ricordo che anche un piatto di minestra + un filetto di pesce + un frutto è un  pasto in zona. Mal che vada, tutto direttamente dal comparto freezer!).

Questo discorso non convince del tutto Stefano che mi scrive dopo qualche giorno

“Buonasera,  sinceramente trovo un po’ complicato poter seguire il programma. Non tanto per le cene e i pranzi, anche se questi ultimi vengono consumati per buona parte della settimana in Bar o Self Service, ma soprattutto per gli spuntini, in quanto lavorando fuori, senza l’appoggio di un ufficio, e passando la giornata fra le sedi dei clienti e la guida dell’auto, mi è difficile consumare certi alimenti. Mi servirò per lo più delle barrette da un blocco o di 20g di Parmigiano e un frutto (…)”

Scambiamo ancora qualche mail, e Stefano promette di provare.

A posteriori ci troviamo d’accordo sul fatto che  essere poco a casa non è una difficoltà insormontabile, dopo 2 mesi i risultati sono eccellenti. Gli ho chiesto di descrivere la sua esperienza, a beneficio di quanti si trovano in situazioni uguali o simili alla sua.

“Stefano 42 anni, agente di commercio.

E’ dall’età di 30 che sono un po’ in sovrappeso (”sono” perché nonostante il buon risultato lo sono ancora), ma il disastro è iniziato 2 anni fa quando ho smesso di fumare (30/35 sigarette al giorno), e dai miei 80/82 Kg sono pian piano aumentato fino a 94 Kg.

Da qui sono iniziati i miei problemi di salute: ipertensione e gastrite ( che ho sempre avuto ma con l’aumento di peso è sensibilmente peggiorata).

A gennaio del 2011 la decisione di perdere peso: diminuzione delle porzioni a tavola (ma avevo sempre fame), acquisto di un tapis rulant e dei bei giri in bicicletta da corsa.

Risultato: a settembre sono ancora 92kg.

Inizio la ricerca su Internet per trovare qualcosa che faccia dimagrire, ed incontro la “Zona”.

I primi venti giorni li faccio da solo, elimino pasta e pane e inizio a mangiare più verdura e carne, perdo 2 kg, ma alla mattina e alla sera sono stanco e poi ho fame!

Decido di affidarmi ad un medico ed è qui che conosco la Dott.ssa Molinari che mi spiega e mi fa capire cosa vuol dire dieta (vivere) a Zona.

A l’inizio non è semplice, con il mio lavoro quasi sempre fuori casa, mi sembra impossibile seguire il programma affidatomi dalla Dott.ssa.

Ma poi capisco il meccanismo e capisco che è veramente semplice nutrirsi bene, e da li inizia la discesa verso gli attuali 83,5 Kg, la sensazione di star bene (non è solo un sensazione) e il senso di appagamento e sazietà ad ogni pasto.

Per capire quanto è semplice vi segnalo la mia giornata tipo :

colazione 250ml di latte di soia ( sono intollerante al lattosio)  4 biscotti al cioccolato enervit.

pranzo 120g di pollo o di tacchino  300g di pomodoro 300g di fagiolini e 1 mela  (quando sono fuori e veramente di corsa 1 toast e 1 insalata)

spuntino 20g di parmigiano e 1 Kiwi (se sono fuori e ho poco tempo una barretta enervit)

cena 3 uova e 40g di parmigiano o 175g di maiale o 200g di pescee un bel piatto di minestrone, 300 g di verdura un frutto e 2 bicchieri di vino rosso.

Dopo un po’ di tempo non serve pesare tutto, le dosi le vedi anche ad occhio.   2/3 volte alla settimana ( quando ho tempo e sono rilassato) un oretta di tapis.

Non mangiare la pasta e il grano, che per altro NON SONO vietati in Zona, è un po’ come smettere di fumare….. ti disintossichi !

Grazie !

Stefano”

Non credo sia necessario aggiungere altro.  Non dico che sia il tuo caso, ma può essere che le difficoltà relative alla zona siano solo delle scuse, utili solamente a non sentirsi in colpa??

Tutto è possibile quando ci sono determinazione e conoscenza!

Ringrazio Stefano per avermi permesso di condividere con tutti la sua esperienza pratica dell’applicazione della zona.

Zona, e se il dimagrimento si blocca?

Quasi tutti quelli che iniziano la dieta zona lo fanno per dimagrire.

E quasi tutti ci riescono. Quasi.

a volte la bilancia non scende!

a volte la bilancia non scende!

Alcuni calano un po’, poi basta, non schiodano più nemmeno mezzo chilo. Altri ancora meno fortunati non riescono a perdere peso nonostante un sovrappeso anche notevole.  Perchè?

Domanda da 1000000000$! Non posso affermare di conoscere LA risposta, ma possiamo fare alcune ipotesi.  E dare qualche suggerimento mirato.

1- Il sovrappeso ha sempre una storia. Dipende di solito da periodi abbastanza lunghi di alimentazione sbilanciata, troppo ricca di zuccheri, carboidrati raffinati, grassi saturi, Kcal in generale, e povera di micronutrienti  Questo genera non solo sovrappeso ma anche insulino resistenza.  Chi ha la pancia prominente ha probabilmente questo problema: a volte è necessario guarire il metabolismo degli zuccheri prima di poter perdere peso!  La zona è un ottima soluzione, ma non è una soluzione istantanea, dipende dall’entità del danno che è stato fatto. Bisogna avere pazienza, concentrarsi sul ritrovato benessere ed energia, il dimagrimento arriverà.

Se questa è la vostra situazione, sono utili alimenti come la cannella e l’aceto di mele, che migliorano il controllo glicemico.  A volte si può utilizzare un integratore di cromo, che migliora la sensibilità all’insulina.  Attenzione particolare all’uso di carboidrati soprattutto favorevoli, e assolutamente niente dolci!!

2- il grasso non è un tessuto “neutro”, in alcuni casi è “grasso buono” (e non dovrebbe essere un problema perdere peso), ma in altri casi è un tessuto infiammato, che produce molecole infiammatorie come il TNF α, IL2, IL6… inoltre il corpo utilizza il tessuto adiposo come se fosse una “discarica tossica”, quando ingeriamo tossine, se non riesce subito ad eliminarle le scarica li.  Come facciamo a sapere dove stiamo? Altra domanda difficile, diciamo che chi ha disturbi come intolleranze, eczemi, emicranie, stanchezza, parametri ematici fuori norma ha una buona probabilità di avere “grasso tossico”.

Che fare?  Innanzitutto siate sicuri che l’intestino funzioni perfettamente, curando idratazione e alimentazione, con integratori di fibre e probiotici dove necessario.  Poi è necessario sostenere le capacità detossinanti del fegato, anche in questo caso esistono integratori specifici.  In questo senso consiglio anche i cerotti glutatione di lifewave, un metodo non invasivo per stimolare la detossificazione.  Cercate di evitare gli ambienti inquinati, fate la sauna.  La zona, seguita prediligendo frutta e verdura, ha un effetto anti infiammatori.  Indispensabili gli omega 3.

3- Forse il metabolismo è “bloccato”. Magari c’è alle spalle una storia di mille diete, o siete “troppo bravi” nel togliere grassi e carbo sfavorevoli, e state mangiando troppo poco rispetto al fabbisogno, o per calare più in fretta  avete “tagliato” qualche blocco?  Teniamo presente che siamo programmati per sopravvivere a carestie e glaciazioni, e se le Kcal sono troppo poche l’ipotalamo “abbassa il termostato“, riducendo il metabolismo basale.

Che fare?  Innanzitutto siamo certi di aver calcolato bene il fabbisogno, facciamo pasti e spuntini regolariL’attività fisica, in questo caso è indispensabile!  Minimo 1h 3 volte a settimana.  Possono aiutare alcuni cibi come il the verde (è termogenico) o l’olio di cocco.  Utile anche qualche volta una distribuzione delle calorie non omogenea, ad esempio mangiare normalmente tutto il giorno, ma saltare la cena, e fare poi una colazione più abbondante.  Questo crea un piccolo “eustress” che stimola la rignenerazione cellulare.

ZONA E SPORT, MA VA BENE PER TUTTI?

gara ciclistica

gara ciclistica

I fautori della zona citano spesso risultati importanti raggiunti da atleti che utilizzano la strategia zona come loro alimentazione, di conseguenza viene spontaneo pensare che questo stile di vita sia il più adatto a chi vuol migliorare la propria prestazione agonistica.

L’esperienza dice che questo non è sempre vero, ci sono atleti che iniziano la zona e si sentono peggio. Perché?

La risposta è molto semplice, non siamo tutti uguali, e anche l’applicazione di una strategia numericamente precisa della zona ha bisogno di aggiustamento, come un abito di sartoria.

Riporto in proposito un esempio “reale”.  Di seguito un estratto della mail in cui il sig. R chiedeva la mia consulenza:

Salve dottoressa,
di solito cerco di mangiare tutto biologico carne, pane, frutta, uova, latte, ecc, sto provando la dieta zona da qualche mese e seguo la tabella scaricata dal sito.  Ho 2 problemi, il primo che ho sempre fame, proprio sempre, facendo 4 conti dovrei mangiare 13 blocchi, calcolando un fattore di attività di  1.7, ma è troppo poco!  Il secondo problema è che quando esco in bici venerdì 2 ore e sabato 5 ore (oltre 100km), la domenica le gambe non vogliono girare, ad esempio domenica facendo una salita ho provato con le barrette della zona ma nulla da fare non andavo, allora dalla fame ho acquistato pane e prosciutto con della coca cola, non è da me, infatti i compagni increduli, in parte ho iniziato a pedalare meglio dopo ma avevo sempre dolori muscolari.
Sicuramente sbaglio, mi sembra che non recupero tutte le risorse durante gli allenamenti. Per ora grazie. Distinti Saluti R.”

Il sig. R è bravissimo, fin troppo, e non sbaglia nulla!  Ha iniziato la zona in modo molto scrupoloso, come si legge, utilizzando tutto alimenti biologici e di buona qualità, quindi come mai non rende più, quando prima, mangiando molti più carboidrati, era sempre il primo del gruppo?

Semplice, è una di quelle persone che hanno bisogno di una quota di carbo superiore al rapporto standard 0,75 previsto dalla zona!

Barry Sears stesso dice che il rapporto tra proteine e carboidrati può variare tra 0,5 e 1, ma secondo me questo può essere riduttivo, per alcuni di noi. Il giusto rapporto P/C per ogni individuo va determinato… sperimentalmente.

Ho spiegato questo fatto a R., gli ho inviato uno strumento (il diario dei sintomi) per determinare la giusta quantità di carboidrati da utilizzare.  Ho anche spiegato che non doveva assolutamente stare a misurare i grassi, con quel livello di attività fisica è necessario fare attenzione a non scendere troppo con le Kcal, e poi in zona il corpo brucia volentieri i grassi come fonte di energia!  Per gli sportivi può essere utile la “dieta dello scoiattolo” (invece che barrette, noci  nocciole mandorle…)

Ecco la mail ricevuta dopo un paio di settimane:

“Buongiorno,
si, mangiando le noci la fame è sparita totalmente, utilizzo i diari eccome li utilizzo, dall’ultima volta che siamo sentiti per telefono ho fatto un passo enorme, fame scomparsa, sto bene, in questi giorni quando esco in bici assumo carboidrati (farro,avena,orzo,alcune volte pasta) a pasto utilizzando i suoi consigli, ora vado fortissimo, mai andato così forte è tutto ORO, sono contentissimo. La Ringrazio di vero cuore per tutti i consigli, Buona Giornata. R.”

Evidentemente non tutti siamo cosi scrupolosi come R, ma prendiamolo come esempio!  Il rapporto tra proteine e carboidrati trovato da R è molto vicino allo 0,5, a volte anche meno, quindi non abbiate paura di sperimentare!

Come distribuire i blocchi

Rispondo ad una delle domande frequenti sulla dieta zona: come faccio a distribuire i blocchi nella giornata, se ho uno stile di vita inusuale? Posso comunque fare la zona anche se faccio turni / notti ecc?costruzione di lego

La zona dovrebbe essere uno stile di vita, e come tale va adattata! Ognuno ha il suo stile, un po’ per tutto dall’abbigliamento alle abitudini di vita, per questo la flessibilità della zona rende questo approccio adatto a chiunque.  Distribuire i blocchi è un po’ come giocare con i mattoncini di lego, possiamo costruire qualsiasi cosa!

le regole per la distribuzione dei blocchi sono le seguenti.

  1. Fare colazione entro 1 ora dal risveglio (non necessariamente abbondante, ma almeno 1 blocco!)
  2. Non far passare più di 4-6 ore tra un pasto e l’altro (2-5 blocchi, chiaramente maggiore è la quantità di cibo, maggiore è l’autonomia senza fame)
  3. Non far passare più di 2-3 ore dopo uno spuntino (1-2 blocchi)
  4. Se passano più di 2-3 ore tra la cena e il momento di andare a letto, fare uno spuntino 30min prima di dormire. Un bicchiere di latte può andare bene.
  5. Il momento migliore per mangiare è quando NON si ha fame!

Basta, non ci sono altre regole.  Potremmo fare pochi pasti da piu blocchi o magari 12 pasti da 1 blocco, è lo stesso.

Vediamo, una giornata “standard” per una persona con un fabbisogno di 11 blocchi potrebbe errere:

colazione 2 blocchi, spuntino 1 blocco, pranzo 3 blocchi, spuntino 1 blocco, cena 3 blocchi, prenanna 1 blocco

E se la mattina proprio non riesco a mangiare?

colazione 1 blocco, spuntino 2 blocchi, pranzo 3 blocchi, spuntino 1 blocco, cena 3 blocchi, prenanna 1 blocco

Ma il pomeriggio vado in palestra e ceno molto tardi

colazione 2 blocchi, spuntino 1 blocco, pranzo 3 blocchi, spuntino 1 blocco, altro spuntino pre palestra 1 blocco, altro spuntino  post allenamento 1 blocco, cena 2 blocchi

Faccio il turno di notte

Supponiamo che la giornata precedente mangi “normale”, cena presto, spuntino dopocena verso le 22, dalle 24 si iniziano i blocchi del giorno dopo! Prepara vari spuntini da 2 blocchi da consumare durante la notte, generalmente alle 24, alle 4, alle 6-7 (tipo colazione): diciamo 6 blocchi in tutto, poi nanna, poi “brunch” da 2 blocchi, cena da 3 blocchi, in tutto 11. Se ne possono aggiungere un paio per compensare lo stress da notte in bianco

Ecco, sono solo esempi, per capire come applicare le regole.

Domande? Scrivete nei commenti!

Fruttosio? No, grazie

Prendi un caffè? Cosa ci metti, zucchero? Dolcificante? Fruttosio?
Molti scelgono quest’ultimo, credendo di fare meglio. Il fruttosio ha un Indice Glicemico (IG) molto più basso del glucosio, quindi non crea quel picco glicemico che porterà ad avere fame dopo breve tempo, per questo viene addirittura consigliato nei libri sulla dieta Zona.
Pare bene, no?
Pare, ma non è cosi.
L’assunzione di elevate quantità di fruttosio causa insulino-resistenza, ipertrigliceridemia, accumulo di grassi nel fegato (steatosi), infiammazione del fegato, ed aumento dell’uricemia (concentrazione dell’acido urico nel sangue). Le conseguenze?
L’insulino resistenza porta ad obesità addominale, ed è la condizione che precede il diabete e la sindrome metabolica, caratterizzata anche da un livello eccessivo dei lipidi ematici (colesterolo e trigliceridi).
Accumulare grasso nel fegato (steatosi, in questo caso si parla di non-alcoholic fatty liver disease) vuol dire inibirne la funzione, e sappiamo quanto sia vitale questo organo. La steatosi epatica è il problema tipico di chi consuma troppo alcol: è ironico poter soffrire dello stesso problema per un eccesso di succhi di frutta o bevande dietetiche!
Il consumo di fruttosio aumenta in tempi brevissimi la quantità di acido urico nel sangue. Le conseguenze? In primis, il rischio di sviluppare la gotta, dovuta al deposito di cristalli di urato nelle articolazioni. Ma non è finita: l’eccesso di acido urico inibisce la formazione di acido nitrico, che promuove la dilatazione dei vasi sanguigni. Ipertensione quindi, ma anche una maggiore difficoltà per gli uomini a raggiungere l’erezione. Non cosa da poco.
Ma consumiamo davvero tanto fruttosio? Pare proprio di si, soprattutto in maniera inconsapevole. Il fruttosio ha un potere dolcificante maggiore dello zucchero, e viene utilizzato per la produzione di bevante “ipocaloriche”. Ancora più utilizzato è lo sciroppo di glucosio-fruttosio che ha il “pregio” di costare pochissimo, e si trova in quasi tutte le bibite, succhi, biscotti, cereali, merendine ecc che troviamo in commercio.
Gli esperti raccomandano di ridurre il consumo di fruttosio a meno di 25g al giorno. Come fare?
1- Evitare tutte le bevande industriali: soda, aranciata, cola, succhi, the freddi ecc.
2- Evitare più possibile i prodotti confezionati, e comunque leggere l’etichetta, cercando di scegliere prodotti che non contengano sciroppo di glucosio-fruttosio.
3- Lo zucchero da tavola è composto al da glucosio e fruttosio. Bisogna dunque ridurre il consumo di zucchero e dolci vari. Pare impossibile ma è meglio il glucosio puro (anche se di difficile reperibilità)
4- Chi ha già problemi di obesità o insulino resistenza dovrebbe anche fare attenzione al consumo di frutta.

Non rinunciare a una dieta gustosa

Ecco un nuovo articolo, un contributo della dott.ssa Eleonora Cecchin.
Sicuramente anche gli zonisti si possono trovare nella situazione descritta sotto, specialmente all’inizio.
Buona lettura!

Molto spesso quando seguiamo una dieta ipocalorica la voglia di cibi “proibiti” si presenta quasi subito e aumenta col passare dei giorni.
Questa sensazione viene incrementata perché nelle diete vengono concessi alimenti “magri & sani” dall’apparenza poco appetibile. I piatti per noi più gustosi sono preclusi perché generalmente troppo ricchi di grassi e zuccheri. Quante volte ci siamo preparati un tipico pranzo da dieta con pasta al pomodoro, petto di pollo ai ferri e insalata? (per gli zonisti: togli la pasta ndr) Questo tipo di pasto è gradevole ogni tanto, ma se la nostra fantasia non va oltre, alla terza volta che ce lo riproponiamo dà una forte sensazione di privazione che ci porterà a cercare l’appagamento del gusto in altre cose. Ma il sistematico ricorso al dolcetto di fine pasto, vanificherà gli sforzi fatti, porterà alla rinuncia alla dieta e quindi all’obiettivo di perdere quei chili di troppo.
Questo è il vero problema di tutte le diete: la sensazione di privazione.
Se dessimo il giusto valore a ciò che possiamo mangiare, senza mortificarlo con preparazioni banali, ci renderemmo conto che rinunciare a piatti più ricchi ed elaborati non è poi così difficile.
Per rendere una dieta più “movimentata” e colorata basta inventare nuove ricette con quello che è a nostra disposizione, fare un uso non rigido di quello che ci viene proposto, utilizzare in modo vario verdure e spezie e imparare che alcuni alimenti, anche se molto calorici, in piccole quantità non costituiscono un problema e possono dare grande soddisfazione al palato. Seguendo questi semplici principi renderemo piacevole la preparazione e il consumo dei nostri piatti.

Dott.ssa Eleonora Cecchin

come calcolare i grassi in zona

Una delle domande ricorrenti fatte dagli utenti del servizio one to one, e dagli utenti di massamagra in generale, è questa: come calcolare esattamente i blocchi di grassi in zona? Perchè non trovo i grassi quando nella pianificazione ci sono i formaggi?  Ma il miniblocco di grassi sono 3 g o 1,5 g?

Proviamo a dare una risposta semplice.  Il breve articolo che segue è tratto da un libro sulla dieta zona, di prossima pubblicazione su massamagra: rimanete in attesa delle novità!

Le proteine non sono tutte uguali.  La maggior parte degli alimenti a base di proteine contengono anche grassi, e se aggiungiamo a questi altri 3g di grassi (cioè un miniblocco), la percentuale totale sarà superiore al 30%. Non è un gran problema, se si tratta di grassi insaturi (olio, mandorle ecc), ma sicuramente troppi grassi sono un ostacolo al dimagrimento.  Di conseguenza, si propone generalmente di fare degli adattamenti:
Per chi si accontenta di una buona approssimazione, invece di utilizzare 1 miniblocco intero di grassifig-6 aggiungeremo sempre MEZZO miniblocco, pari a 1,5 g. Nella media della giornata / settimana probabilmente il computo sarà giusto.  Le tabelle alla fine del libro propongono il miniblocco di grassi pari a 1,5g.

Per chi invece ama la precisione, si può fare come segue:

Se utilizziamo proteine completamente magre (albumi, proteine in polvere, yogurt 0% grassi, tonno in salamoia, bresaola), possiamo utilizzare 1 miniblocco completo di grassi, pari a 3g (ad esempio 6 mandorle).

Se utilizziamo proteine magre (pesce, petto di pollo, prosciutto sgrassato ecc) utilizzeremo ½ miniblocco di grassi, pari a 1,5 g (ad esempio 3 mandorle).

Se utilizziamo proteine non magre (latticini, uovo intero, carni non magre ad esempio) allora non aggiungeremo grassi.

Per una precisione ancora maggiore, possiamo utilizzare il compilatore gratuito su massamagra.

Per un esempio di come gestire la settimana, con i grassi corretti, provate a scaricare gratuitamente la settimana tipo della zona, che trovate qui

Dieta Zona, la risposta alla “Globesity”?

Riprendo dai post precedenti.  Le abitudini moderne stanno portando ad un epidemia globale di obesità e diabete, tanto che si parla di “globesity”, mentre i nostri antenati nel paleolitico godevano di ottima salute.  Le differenze nelle abitudini alimentari sono enormi; proviamo ad analizzarle e a capire perché le abitudini odierne sono sbagliate.

Il dr. Barry Sears, ideatore della dieta Zona,  è partito da queste considerazioni: se abbiamo gli stessi geni dell’uomoWhat’s up for dinner? paleolitico, allora per stare bene dovremmo mangiare nella stessa maniera, almeno dal punto di vista della composizione.  Di qui parte l’ormai famosa formulazione 30: 40: 30 come rapporto tra proteine, carboidrati e grassi.

Secondo il dr.  Sears l’eccesso di carboidrati è il vero responsabile di obesità e sovrappeso e in questa ottica le linee guida nutrizionali ufficiali, che raccomandano di assumere il 50-55% delle calorie da carboidrati, il 15-20 % dalle proteine ed il 25-30% dai grassi, sono destinate a creare obesità; non solo, ma anche le diete ipocaloriche basate su queste indicazioni sono destinate a fallire, come molti avranno constatato di persona!   Ma per quale motivo?

Iniziamo dal metabolismo dei carboidrati.  Questi alimenti sono di rapida digestione: in breve tempo i carboidrati cosiddetti “complessi” vengono digeriti e scomposti in molecole di zucchero (glucosio), che entra nel sangue determinando un aumento della glicemia (= concentrazione di zucchero nel sangue).  Questo è indispensabile, in quanto il glucosio è l’unico “carburante” per cervello e globuli rossi, ma se in eccesso è dannoso, ed infati siamo forniti di un sistema di regolazione molto fine per tenere sotto controllo la glicemia: il pancreas “legge” la quantità di zucchero circolante e produce di conseguenza la quantità necessaria di insulina.  Questo è l’ormone che ci permette di utilizzare i nutrienti, e ne facilita il trasporto dal sangue ai tessuti, riportando la glicemia nel range della normalità.  Praticamente l’insulina “apre” le “porte” dei tessuti-magazzino facendovi entrare gli zuccheri.

Un ingente consumo di carboidrati (soprattutto quando l’attività fisica è scarsa) provoca problemi.  Il glucosio viene immagazzinato sotto forma di glicogeno nei muscoli e nel fegato, che hanno però lo stesso difetto dei ripostigli: si riempiono troppo presto.  Cosa succede quando sono “pieni”?  Il corpo dirotta lo zucchero nei magazzini di riserva, cioè le cellule adipose, e con questo trucco l’eccesso di carboidrati si trasforma in eccesso di peso e trigliceridi ematici alti.  Secondo problema, quando  le cellule-magazzino sono sempre piene a causa di un alimentazione troppo ricca di carboidrati, l’insulina prodotta “bussa” inutilmente alle “porte” delle cellule, che fanno – per così dire- orecchio di mercante e rifiutano di far entrare il carico.  Di conseguenza il pancreas produce ancora più insulina per forzare il processo, e a lungo andare questo causa un fenomeno noto come insulino-resistenza, cioè le cellule non rispondono più all’azione dell’insulina.  La conseguenza è un progressivo aumento della glicemia e… della pancia, con un maggiore rischio di diabete e malattie cardiovascolari!

La zona prescrive di moderare fortemente l’apporto di carboidrati raffinati come pane pasta riso e dolciumi, a favore di cereali integrali, verdura e frutta, carboidrati più vicini a quelli consumati dai nostri progenitori.  Ad ogni pasto poi è bene consumare anche proteine d un po’ di grassi.  Questa combinazione permette di non stimolare eccessivamente l’ormone insulina, e di mantenere costante la glicemia per un tempo abbastanza lungo.

30:40:30.  Non è una formula magica, ma in molti casi sembra davvero una magia: niente fame, sensazione di energia e benessere, perdita di peso. Ed in molti casi un grosso miglioramento del controllo glicemico, anche in chi ha il diabete.  Forse anche l’OMS potrebbe prendere in considerazione una modifica delle raccomandazioni ufficiali?