Prendi un caffè? Cosa ci metti, zucchero? Dolcificante? Fruttosio?
Molti scelgono quest’ultimo, credendo di fare meglio. Il fruttosio ha un Indice Glicemico (IG) molto più basso del glucosio, quindi non crea quel picco glicemico che porterà ad avere fame dopo breve tempo, per questo viene addirittura consigliato nei libri sulla dieta Zona.
Pare bene, no?
Pare, ma non è cosi.
L’assunzione di elevate quantità di fruttosio causa insulino-resistenza, ipertrigliceridemia, accumulo di grassi nel fegato (steatosi), infiammazione del fegato, ed aumento dell’uricemia (concentrazione dell’acido urico nel sangue). Le conseguenze?
L’insulino resistenza porta ad obesità addominale, ed è la condizione che precede il diabete e la sindrome metabolica, caratterizzata anche da un livello eccessivo dei lipidi ematici (colesterolo e trigliceridi).
Accumulare grasso nel fegato (steatosi, in questo caso si parla di non-alcoholic fatty liver disease) vuol dire inibirne la funzione, e sappiamo quanto sia vitale questo organo. La steatosi epatica è il problema tipico di chi consuma troppo alcol: è ironico poter soffrire dello stesso problema per un eccesso di succhi di frutta o bevande dietetiche!
Il consumo di fruttosio aumenta in tempi brevissimi la quantità di acido urico nel sangue. Le conseguenze? In primis, il rischio di sviluppare la gotta, dovuta al deposito di cristalli di urato nelle articolazioni. Ma non è finita: l’eccesso di acido urico inibisce la formazione di acido nitrico, che promuove la dilatazione dei vasi sanguigni. Ipertensione quindi, ma anche una maggiore difficoltà per gli uomini a raggiungere l’erezione. Non cosa da poco.
Ma consumiamo davvero tanto fruttosio? Pare proprio di si, soprattutto in maniera inconsapevole. Il fruttosio ha un potere dolcificante maggiore dello zucchero, e viene utilizzato per la produzione di bevante “ipocaloriche”. Ancora più utilizzato è lo sciroppo di glucosio-fruttosio che ha il “pregio” di costare pochissimo, e si trova in quasi tutte le bibite, succhi, biscotti, cereali, merendine ecc che troviamo in commercio.
Gli esperti raccomandano di ridurre il consumo di fruttosio a meno di 25g al giorno. Come fare?
1- Evitare tutte le bevande industriali: soda, aranciata, cola, succhi, the freddi ecc.
2- Evitare più possibile i prodotti confezionati, e comunque leggere l’etichetta, cercando di scegliere prodotti che non contengano sciroppo di glucosio-fruttosio.
3- Lo zucchero da tavola è composto al da glucosio e fruttosio. Bisogna dunque ridurre il consumo di zucchero e dolci vari. Pare impossibile ma è meglio il glucosio puro (anche se di difficile reperibilità)
4- Chi ha già problemi di obesità o insulino resistenza dovrebbe anche fare attenzione al consumo di frutta.
Fruttosio? No, grazie
Non rinunciare a una dieta gustosa
Ecco un nuovo articolo, un contributo della dott.ssa Eleonora Cecchin.
Sicuramente anche gli zonisti si possono trovare nella situazione descritta sotto, specialmente all’inizio.
Buona lettura!
Molto spesso quando seguiamo una dieta ipocalorica la voglia di cibi “proibiti” si presenta quasi subito e aumenta col passare dei giorni.
Questa sensazione viene incrementata perché nelle diete vengono concessi alimenti “magri & sani” dall’apparenza poco appetibile. I piatti per noi più gustosi sono preclusi perché generalmente troppo ricchi di grassi e zuccheri. Quante volte ci siamo preparati un tipico pranzo da dieta con pasta al pomodoro, petto di pollo ai ferri e insalata? (per gli zonisti: togli la pasta ndr) Questo tipo di pasto è gradevole ogni tanto, ma se la nostra fantasia non va oltre, alla terza volta che ce lo riproponiamo dà una forte sensazione di privazione che ci porterà a cercare l’appagamento del gusto in altre cose. Ma il sistematico ricorso al dolcetto di fine pasto, vanificherà gli sforzi fatti, porterà alla rinuncia alla dieta e quindi all’obiettivo di perdere quei chili di troppo.
Questo è il vero problema di tutte le diete: la sensazione di privazione.
Se dessimo il giusto valore a ciò che possiamo mangiare, senza mortificarlo con preparazioni banali, ci renderemmo conto che rinunciare a piatti più ricchi ed elaborati non è poi così difficile.
Per rendere una dieta più “movimentata” e colorata basta inventare nuove ricette con quello che è a nostra disposizione, fare un uso non rigido di quello che ci viene proposto, utilizzare in modo vario verdure e spezie e imparare che alcuni alimenti, anche se molto calorici, in piccole quantità non costituiscono un problema e possono dare grande soddisfazione al palato. Seguendo questi semplici principi renderemo piacevole la preparazione e il consumo dei nostri piatti.
Dott.ssa Eleonora Cecchin
come calcolare i grassi in zona
Una delle domande ricorrenti fatte dagli utenti del servizio one to one, e dagli utenti di massamagra in generale, è questa: come calcolare esattamente i blocchi di grassi in zona? Perchè non trovo i grassi quando nella pianificazione ci sono i formaggi? Ma il miniblocco di grassi sono 3 g o 1,5 g?
Proviamo a dare una risposta semplice. Il breve articolo che segue è tratto da un libro sulla dieta zona, di prossima pubblicazione su massamagra: rimanete in attesa delle novità!
Le proteine non sono tutte uguali. La maggior parte degli alimenti a base di proteine contengono anche grassi, e se aggiungiamo a questi altri 3g di grassi (cioè un miniblocco), la percentuale totale sarà superiore al 30%. Non è un gran problema, se si tratta di grassi insaturi (olio, mandorle ecc), ma sicuramente troppi grassi sono un ostacolo al dimagrimento. Di conseguenza, si propone generalmente di fare degli adattamenti:
Per chi si accontenta di una buona approssimazione, invece di utilizzare 1 miniblocco intero di grassi
aggiungeremo sempre MEZZO miniblocco, pari a 1,5 g. Nella media della giornata / settimana probabilmente il computo sarà giusto. Le tabelle alla fine del libro propongono il miniblocco di grassi pari a 1,5g.
Per chi invece ama la precisione, si può fare come segue:
Se utilizziamo proteine completamente magre (albumi, proteine in polvere, yogurt 0% grassi, tonno in salamoia, bresaola), possiamo utilizzare 1 miniblocco completo di grassi, pari a 3g (ad esempio 6 mandorle).
Se utilizziamo proteine magre (pesce, petto di pollo, prosciutto sgrassato ecc) utilizzeremo ½ miniblocco di grassi, pari a 1,5 g (ad esempio 3 mandorle).
Se utilizziamo proteine non magre (latticini, uovo intero, carni non magre ad esempio) allora non aggiungeremo grassi.
Per una precisione ancora maggiore, possiamo utilizzare il compilatore gratuito su massamagra.
Per un esempio di come gestire la settimana, con i grassi corretti, provate a scaricare gratuitamente la settimana tipo della zona, che trovate qui
Dieta Zona, la risposta alla “Globesity”?
Riprendo dai post precedenti. Le abitudini moderne stanno portando ad un epidemia globale di obesità e diabete, tanto che si parla di “globesity”, mentre i nostri antenati nel paleolitico godevano di ottima salute. Le differenze nelle abitudini alimentari sono enormi; proviamo ad analizzarle e a capire perché le abitudini odierne sono sbagliate.
Il dr. Barry Sears, ideatore della dieta Zona, è partito da queste considerazioni: se abbiamo gli stessi geni dell’uomo
paleolitico, allora per stare bene dovremmo mangiare nella stessa maniera, almeno dal punto di vista della composizione. Di qui parte l’ormai famosa formulazione 30: 40: 30 come rapporto tra proteine, carboidrati e grassi.
Secondo il dr. Sears l’eccesso di carboidrati è il vero responsabile di obesità e sovrappeso e in questa ottica le linee guida nutrizionali ufficiali, che raccomandano di assumere il 50-55% delle calorie da carboidrati, il 15-20 % dalle proteine ed il 25-30% dai grassi, sono destinate a creare obesità; non solo, ma anche le diete ipocaloriche basate su queste indicazioni sono destinate a fallire, come molti avranno constatato di persona! Ma per quale motivo?
Iniziamo dal metabolismo dei carboidrati. Questi alimenti sono di rapida digestione: in breve tempo i carboidrati cosiddetti “complessi” vengono digeriti e scomposti in molecole di zucchero (glucosio), che entra nel sangue determinando un aumento della glicemia (= concentrazione di zucchero nel sangue). Questo è indispensabile, in quanto il glucosio è l’unico “carburante” per cervello e globuli rossi, ma se in eccesso è dannoso, ed infati siamo forniti di un sistema di regolazione molto fine per tenere sotto controllo la glicemia: il pancreas “legge” la quantità di zucchero circolante e produce di conseguenza la quantità necessaria di insulina. Questo è l’ormone che ci permette di utilizzare i nutrienti, e ne facilita il trasporto dal sangue ai tessuti, riportando la glicemia nel range della normalità. Praticamente l’insulina “apre” le “porte” dei tessuti-magazzino facendovi entrare gli zuccheri.
Un ingente consumo di carboidrati (soprattutto quando l’attività fisica è scarsa) provoca problemi. Il glucosio viene immagazzinato sotto forma di glicogeno nei muscoli e nel fegato, che hanno però lo stesso difetto dei ripostigli: si riempiono troppo presto. Cosa succede quando sono “pieni”? Il corpo dirotta lo zucchero nei magazzini di riserva, cioè le cellule adipose, e con questo trucco l’eccesso di carboidrati si trasforma in eccesso di peso e trigliceridi ematici alti. Secondo problema, quando le cellule-magazzino sono sempre piene a causa di un alimentazione troppo ricca di carboidrati, l’insulina prodotta “bussa” inutilmente alle “porte” delle cellule, che fanno – per così dire- orecchio di mercante e rifiutano di far entrare il carico. Di conseguenza il pancreas produce ancora più insulina per forzare il processo, e a lungo andare questo causa un fenomeno noto come insulino-resistenza, cioè le cellule non rispondono più all’azione dell’insulina. La conseguenza è un progressivo aumento della glicemia e… della pancia, con un maggiore rischio di diabete e malattie cardiovascolari!
La zona prescrive di moderare fortemente l’apporto di carboidrati raffinati come pane pasta riso e dolciumi, a favore di cereali integrali, verdura e frutta, carboidrati più vicini a quelli consumati dai nostri progenitori. Ad ogni pasto poi è bene consumare anche proteine d un po’ di grassi. Questa combinazione permette di non stimolare eccessivamente l’ormone insulina, e di mantenere costante la glicemia per un tempo abbastanza lungo.
30:40:30. Non è una formula magica, ma in molti casi sembra davvero una magia: niente fame, sensazione di energia e benessere, perdita di peso. Ed in molti casi un grosso miglioramento del controllo glicemico, anche in chi ha il diabete. Forse anche l’OMS potrebbe prendere in considerazione una modifica delle raccomandazioni ufficiali?
Siamo scimmioni (sovrappeso) in giacca e cravatta
Abbiamo visto in un post precedente (Abbondanza e ben-essere, questione di scelte) che siamo sempre più grassi e più malati, nonostante l’abbondanza di risorse. Cosa possiamo fare per prevenire e forse curare obesità, diabete e le altre patologie legate all’abbondanza del mondo “civilizzato”? Una possibile risposta viene dalla dieta Zona, ideata dal biochimico americano Barry Sears. Il primo libro sulla dieta Zona è stato pubblicato negli Stati Uniti nel 1994, con
uno strepitoso successo, che negli anni non è diminuito: quella che al suo avvio sembrava una strana dieta di moda ora viene seguita da moltissime persone in tutto il mondo. Un successo di questo genere non è dovuto solamente al sapiente marketing! Cerchiamo allora di capire cosa ha di così speciale questa dieta americana.
L’homo sapiens è geneticamente programmato per sopravvivere a condizioni ambientali anche avverse, grazie alla sua capacità di immagazzinare nutrienti sotto forma di adipe. Non viviamo più in compagnia di dinosauri e Mammoth, ma le nostre cellule non lo sanno: siamo scimmioni in giacca e cravatta, il nostro DNA è quasi identico a quello dei nostri progenitori che vivevano nell’era paleolitica, seminudi e con un bastone appuntito quale unico mezzo di difendersi e procurarsi la cena. Altro che 4 salti in padella! L’agricoltura e la pastorizia esistono solamente da 10000 anni, praticamente un minuto in confronto ai tempi lunghissimi necessari all’evoluzione del patrimonio genetico.
Di conseguenza, per stare davvero bene dovremmo alimentarci come i nostri progenitori, che non conoscevano pane pasta e pizza, né gelati (purtroppo per loro) ma sopravvivevano grazie a selvaggina, pesce, piccoli animali, insetti, molluschi, radici, tuberi, bacche, frutta. Si ipotizza che la composizione della dieta paleolitica fosse approssimativamente 40% da carboidrati a basso indice glicemico, ricchi di fibre e micronutrienti (radici bacche ecc, come sopra), 30% da proteine (soprattutto selvaggina, quindi – all’epoca- carne magrissima) e 30% da grassi (noci, olive, e tutto il poco grasso dei magrissimi animali).
Ai nostri antenati mancavano i confort moderni, ma non la salute: morivano giovani a causa di incidenti, ma le malattie degenerative che tormentano noi uomini moderni erano del tutto assenti, e l’aspettativa di vita sarebbe stata almeno pari alla nostra (se solo avessero avuto gli antibiotici…). Come possiamo fare per raggiungere la salute paleolitica nell’era dell’informatica? Segue alla prossima puntata.
Dieta zona e cellulite
Cellulite. L’incubo di ogni donna. Ce l’h
anno quasi tutte, grasse e magre, giovani e vecchie. Ma cos’è, perchè si forma, e soprattutto cosa fare per eliminarla?
Non approfondisco tanto, confido sappiate già tutto. La cellulite, o pannicolopatiaedemato-fibro-sclerotica, in termini medici, è un alterazione del tessuto che sta sotto la pelle, che comprende l’ ipertrofia delle cellule adipose, che si trovano in una condizione di infiammazione, un alterazione del connettivo, che risulta meno elastico, ed una alterazione della circolazione sia venosa che linfatica, con conseguente ristagno di liquidi. A seconda di quanto siano importanti queste alterazioni si va da un ristagno di liquidi (cellulite edematosa) alla classica “buccia di arancia” (cellulite edematosa), fino alla cellulite sclerotica, per intendersi quella che si vedono i buchi anche senza andare a tormentare la povera chiappa, che peraltro in genere è dolente!
Perchè si forma? Le cause sono diverse, sia ormonali (un eccesso di estrogeni favorisce la formazione di cellulite – occhio alla pillola!), sia genetiche (la cattiva circolazione spesso è ereditaria), ma a ci mettiamo pure del nostro! Pantaloni troppo stretti, tacchi troppo alti, mancanza di movimento non aiutano certo i liquidi a circolare correttamente, ma ne favoriscono il ristagno proprio dove non lo vogliamo. Anche un alimentazione scorretta, ricca di zuccheri e povera di fibre e micronutrienti favorisce questo antipatico fenomeno.
Vorrei insistere sul fatto che la cellulite un infiammazione del tessuto adiposo, e tutto quello che facciamo per contrastare l’infiammazione gioverà anche in senso estetico!
Ok ci arrivo, ma che bisogna fare per eliminare questa antiestetica compagna?
Semplice, la zona! La dieta zona, povera di zuccheri e alimenti raffinati, ricca di frutta, verdura, quindi fibre e micronutrienti, è davvero di aiuto. Non provoca picchi glicemici, quindi evita l’ulteriore deposito di adipe; il basso indice glicemico globale non stimola in eccesso la produzione di insulina, e questo aiuta a tenere sotto controllo la produzione di estrogeni. Gli estrogeni, se in eccesso, oltre a favorire la formazione di cellulite sono i responsabili di sindrome premestruale, emicranie, dolori…
La zona inoltre, insieme alla corretta integrazione con omega 3, combatte l’infiammazione (quindi tutti quei disturbi che finiscono per- ite), ed anche la cellulite. E con successo!
Riporto una testimonianza: “Seguo la zona a occhio, senza pesare troppo, da circa un mese, e già in così poco tempo la cellulite è letteralmente sparita. Non ci potevo credere. Anche mia mamma, che non mi vedeva da diverse settimane, se ne è subito accorta. Sono davvero felice, anche questo mi stimola a proseguire con la zona! (zonista, programma one to one advanced).
Certo, non sempre i risultati sono così rapidi, ma la primavera è alle porte. Che aspettate?
E non dimentichiamo gli omega 3
Torta di carote
Ecco una ricetta semplice che non vi farà mancare la cucina tradizionale. Le fibre delle carote abbassano l’indice glicemico globale. Non troppo adatta in fase di dimagrimento, ma ottima come merenda dopo (o durante) una passeggiata invernale!
Blocchi: 10
Calorie totali: 1781
Ingredienti:
Gr 300 CAROTE (1 media = 100g
Gr 150 MANDORLE
Gr 300 (5pz) UOVA DI GALLINA : intero 1 = 60g Oppure 2 uova intere e 6 albumi
Gr 20 FRUTTOSIO (1cucchiaino = 4g 1cucchiaio = 9g)
Gr 60 FARINA DI FRUMENTO INTEGRALE
1 cucchiaino di lievito
1 presa di sale
Buccia di limone
Dolcificante (ad es. TIC, o Stevia) Q. B.
Procedimento:
Tritare finemente le carote e le mandorle. Montare gli albumi a neve. Montare i tuorli con il fruttosio, e unirli al mix carote/mandorle. Aggiungere la farina e il lievito setacciati insieme, aggiungere sale e aromi. Unire delicatamente gli albumi, versare in uno stampo di 20cm
Informare a 190°C per 45-60min (dipende dal forno) o finché uno stuzzicadenti non esce pulito. Far raffreddare lentamente.
Per essere un dolce in zona è piuttosto calorico grazie all’abbondanza di mandorle, chi vuole può diminuire la quantità ma l’effetto non è lo stesso. 1 fetta sono 178Kcal, piu o meno come una barretta ai cereali, ma molto più buono e la porzione è abbondante. Da provare per colazione o merenda o da portare in ufficio per i colleghi increduli che si possa stare a dieta in questo modo. Beh, quasi a dieta!
Legumi in zona: dove li mettiamo?
Prendo spunto da una domanda fatta da un utente di massamagra per approfondire un argomento che crea perplessità in molte persone.
Come consideriamo i legumi nell’ambito della dieta zona? E la soia? Sono proteine, carboidrati o entrambi?
I legumi (fagioli, ceci, lenticchie, fave, lupini, soia) contengono sia carboidrati a basso indice glicemico che proteine vegetali in quantità non indifferente, ma con un valore biologico scarso (cioè non contengono tutti gli aminoacidi essenziali, per un approfondimento vedi qui ). Queste proteine sono però scarsamente assimilabili a causa dell’elevata presenza di fibre, che rallentano l’assorbimento dei carboidrati ed hanno un effetto positivo sul colesterolo: per questo motivo in genere in zona si considerano i legumi solo come fonte di carboidrati.
Questa indicazione non è assoluta: se si vogliono considerare le proteine dei legumi sarà bene considerare un fattore detto PDCAAS, che considera sia il valore biologico che l’assorbimento. Per i legumi in genere questo fattore è 50, cioè si considera solamente la metà delle proteine presenti. Si potrà verificare che in questo modo fagioli e ceci hanno ben poche proteine utilizzabili, mentre fagioli di soia, fave e lupini hanno un profilo migliore. Il compilatore on-line di massamagra calcola in automatico il fattore di assorbimento delle proteine, ma ha anche l’opzione di escludere completamente le proteine vegetali o di considerarle in toto.
La soia merita un discorso a parte, poiché contiene proteine vegetali ad alto valore biologico, quasi equivalenti alle proteine animali. La lavorazione della soia permette di ottenere prodotti con una buona disponibilità proteica, e benefici effetti per la salute: i prodotti a base di soia sono ricchi di un aminoacido particolarmente efficace a stimolare la produzione di glucagone, l’antagonista dell’insulina, e inoltre sono ricchi di isoflavoni, raccomandati per le donne in menopausa e non solo. Seguirà un approfondimento sui benefici della soia.
In definitiva tofu, tempeh, proteine estruse della soia (isolato secco), proteine della soia in polvere sono ottime fonti di proteine vegetali da utilizzare in alternativa alle proteine animali. Ottimo anche il latte di soia, il cui contenuto di proteine e carboidrati vari a a seconda della lavorazione e dell’eventuale aggiunta di zuccheri, quindi occhio all’etichetta.
Da ricordare che questi prodotti contengono anche una quantità significativa di carboidrati e grassi, da conteggiare nel computo giornaliero grazie al compilatore.
Abbondanza e ben-essere? Questione di scelte
Nessuno è esente da un pungente senso di colpa (e di pesantezza) dopo avere finito anche l’ultima briciola di torta, eppure è inevitabile che lo facciamo. Diciamo la verità, finalmente: l’uomo non è fatto per trattenersi davanti all’abbondanza! La nostra specie si è evoluta tra carestie ed ere glaciali, periodi in cui predominava la scarsità, e non esistevano frigoriferi né supermercati: accumulare adipe nei momenti di abbondanza era l’unico modo per poter sopravvivere nei frequenti periodi di “magra”. In sintesi, siamo programmati per mangiare troppo ed evitabilmente ingrassare, almeno quelli di noi che sono abbastanza fortunati da avere un tetto sulla testa ed un frigorifero pieno!
L’uomo non è fatto per la moderazione, ma è dotato (si presume) di intelligenza, e della capacità di prevedere le conseguenze di ogni azione. Soffermiamoci quindi sulle conseguenze degli eccessi alimentari: dove porta l’eccesso di cibo?
Le statistiche parlano chiaro: in Italia un maschio su due e una donna su tre sono in sovrappeso, e uno si dieci rientra nella definizione di obesità, con un aumento del rischio di patologie gravi: la spesa sanitaria direttamente legata alle conseguenze della sola obesità in Europa si stima attorno al 7%. Ma in tema di gola, non dimentichiamoci del diabete. Secondo l’OMS 177 milioni di persone sono affetti da diabete nel mondo, e questo numero è destinato a raddoppiare nel 2025. In Italia parliamo del 4,5% (contro il 3,7% nel 2000) della popolazione affetto da diabete, per una spesa sanitaria pari al 6,7% di quella totale, dovuto in gran parte alle gravi complicanze di questa malattia.
Insomma obesità e diabete sono una vera e propria epidemia di dimensioni planetarie, tanto che è stato coniato il termine “diabesità”, ed il costo in termini di salute è enorme! E non stiamo parlando di malattie infettive, difficili da evitare, come il raffreddore, o la famigerata influenza suina, ma delle conseguenze di uno stile di vita errato, caratterizzato da vita troppo sedentaria ed alimentazione troppo abbondante, soprattutto di zuccheri (e non si intendono solamente i dolci).
Ognuno di noi, dunque deve fare i conti con la propria predisposizione all’abbuffata, ma anche con le conseguenze che ne derivano. , fare le scelte corrette non è delegabile a nessuno.
Come fare? Le istruzioni nella prossima puntata!
Dieta zona e gravidanza, istruzioni per l’uso
dieta zona gravidanza
Zona in gravidanza: si può? E poi, come calcolare i blocchi? Ci sono particolari accorgimenti? Sono tutte domande abbastanza frequenti.
La zona è uno stile di vita finalizzato alla salute, grazie ad un corretto apporto di proteine, carboidrati, grassi e micronutrienti. Data questa definizione, mi sembra decisamente uno stile alimentare adatto ad un periodo della vita così delicato.
Durante la gravidanza si dice che “ogni boccone conta”: anche se è naturale sentirsi in qualche modo autorizzate a mangiare per due, le necessità fisiologiche non aumentano poi così tanto, i nutrizionisti raccomandano di aggiungere alla propria dieta abituale 150 – 300Kcal, ma c’è un’ampia variabilità a seconda dei casi.
Il fabbisogno di micronutrienti, invece, aumenta eccome, specialmente per quanto riguarda l’acido folico, le vit. A, C, D, il fosforo, il calcio, il ferro, gli acidi grassi essenziali omega-3 (specialmente il DHA). Come fare allora, per aumentare l’apporto di questi micronutrienti essenziali al benessere di mamma e bambino, senza aumentare eccessivamente le calorie, con il possibile eccessivo aumento di peso che preoccupa tante donne?
La risposta a mio avviso è proprio la zona, che raccomanda di mangiare ad ogni pasto proteine di alta qualità, carboidrati a bassa densità, ricchi di vitamine e micronutrienti, grassi monoinsaturi, e raccomanda un’adeguata integrazione con omega-3. Questo stile alimentare inoltre permette di mantenere costante la glicemia, quindi di non avere fame continuamente, e aiuta a prevenire il diabete gravidico. Per non parlare dei benefici degli omega-3, di cui parlerò in qualche altro post dedicato.
Precauzioni per l’uso? Semplice: ascoltare il proprio corpo e non essere troppo rigide sul calcolo esatto dei blocchi o sul bilanciamento standard tra proteine e carboidrati: la fisiologia del corpo femminile cambia durante la gravidanza, ed è essenziale ascoltare il proprio corpo ed assecondarlo.
I blocchi si calcolano a partire dalla percentuale di massa grassa calcolata prima della gravidanza, più 3 blocchi, da subito e per tutto il periodo dell’allattamento. E non abbiate paura a mangiare qualcosa in più, se il vostro fisico lo richiede!
I benefici? L’esperienza di mamme zoniste, raccontata a me direttamente ma anche su altri forum, è ottima: gravidanza mediamente senza problemi, aumento di peso ben nei limiti, e prontamente perso con l’allattamento, ma soprattutto i bambini sono nati sani, forti, poco propensi ad ammalarsi, e con un’ottima predisposizione al sonno regolare.

